sabato 8 aprile 2017

RIFLESSIONI SUL LAVORO DAL DIBATTITO CON GAD LERNER

Maurizio Tarantino

Marketing e Comunicazione, Fondazione Teatro Comunale di Bologna

Coordinatore Campo Progressista
Officina delle idee Bologna m.tarantino@comunalebologna.it


Nasce l'Officina delle Idee di Bologna, con un'iniziativa dedicata al Lavoro, venerdì 07 aprile, Gad Lerner insieme a Luigi Giove, segretario regionale della Cgil ER, Silvia Prodi e Andrea De Maria, hanno parlato di Carta dei diritti, e delle prospettive politiche del CSX.

L'iniziativa, molto partecipata, si è svolta alle Scuderie di Piazza Verdi, e si è proposta di affrontare il primo tema, probabilmente il più importante e il più urgente per la politica italiana del nostro tempo.


L'emergenza lavoro è oggi un dato imprescindibile, della crisi strutturale in cui ormai da molti anni versa non solo il nostro paese ma l'intero occidente. Una disoccupazione giovanile al 40%, un'intera generazione condannata al precariato e al lavoro sottopagato, spesso senza tutela alcuna, senza la benché minima speranza nell'acquisizione di diritti, è il segnale di come ormai un intero modello, basato sulla deregulation, sull'integralismo del predominio del mercato senza se e senza ma, sulla sudditanza della politica rispetto all'economia e alle politiche da queste dettate, abbia ormai manifestato i suoi limiti, e non possa più essere preso come riferimento.

Le manifestazioni di tale modello, sono state le politiche di austerithy, con il conseguente smantellamento dello stato sociale, di interi paesi, vedi la Grecia e in buona sostanza anche la Spagna e l'Italia, e un regresso in termini di diritti e di welfare, dell'intera comunità europea.
Tale condizione ha maturato e sta facendo lievitare in maniera esponenziale, una tendenza all'autoritarismo, al protezionismo, alla richiesta di protezione e in termini economici e in termini fisici, vedi i vari muri di cui sempre più spesso sentiamo parlare, la limitazione dell'integrazione sociale, e la degenerazione della politica, su derive di destra e xenofobe.

Tale tendenza si è già manifestata e consumata, anche nei grandi attori internazionali che negli ultimi decenni sono stati gli artefici della teoria del libero mercato incondizionato, poi passato sotto il nome di liberismo, cioè gli Stati Uniti e l'Inghilterra. I paesi fondatori della Word Trade Organizzation, delle istituzioni sovranazionali quali la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, gli stati che hanno posto le basi dell'egemonia culturale e politica degli ultimi 60 anni, oggi hanno improvvisamente cambiato agenda, sotto la spianta di un malcontento crescente e un misconoscimento delle istituzioni di cui sopra, nonché del suddetto sistema politico economico, quello cioè che comunemente definiamo populismo.

La Brexit prima, l'elezione di Theresa May e di Donald Trump, rappresentano un preoccupante cambio di prospettiva, che nasce forse da ragioni comprensibili: la deindudtrializzazione dell'occidente in favore della Cina e dei paesi emergenti, lo smantellamento del mercato del lavoro, la crisi del debito, la disoccupazione in costante aumento ecc., per poi manifestarsi nel peggiore dei modi, il protezionismo, le politiche repubblicane, l'innalzamento dei muri.

Tutto questo è potuto accadere perché probabilmente la sinistra non ha assolto al suo compito, cioè quello di ascoltare le fasce più basse della popolazione, di intervenire sulle diseguaglianze, denunciare i soprusi, e le mala gestioni e del pubblico e del privato, di non rappresentare i propri elettori, e non rispondere alla propria vocazione tesa all'equità e all'attenzione alle fasce più deboli.

Un provvedimento come il Job Act, che ha individuato il problema del lavoro, nei diritti dei lavoratori, che si proposto di generare nuovi posti, precarizzando quelli in essere, che non si pone il problema di una politica industriale, degli investimenti pubblici a sostegno della creazione di commesse, è stato un provvedimento scellerato.

Un provvedimento che anche nella sua forma attuativa risulta essere tutto fuorché di sinistra. Per molto tempo durante il governo Renzi, è stato demonizzato il sindacato come il nemico, i sindacalisti come usurpatori e privilegiati, i lavoratori come improduttivi.

Tutto ciò ha generato il percorso per il quale al referendum del 4 dicembre il governo assume la sua prima pesante sconfitta, che potrebbe essere replicata in Giugno, laddove venga confermato il referendum della Cgil.


Seppur passi avanti (per alcuni passi indietro) sono stati fatti sull'abolizione dei Voucher,  sulla disciplina degli appalti siamo ancora ben lungi dal trovare un quadro condiviso dal sindacato, e considerando che in Italia, dalla sanità, ai trasporti, all'edilizia, al pubblico impiego, tutto è assegnato per appalti, che spesso vengono dati al massimo ribasso, e scaricati sulle spalle dei lavoratori, una disciplina seria sul codice degli appalti è indispensabile, e se non  dovesse esserci, tutto lascia intendere, che il referendum si farà.

La nascita di formazioni politiche come Art.1 e di Campo Progressista, sono segnali piuttosto chiari che la volontà politica sta cambiando, restano però nodi irrisolti soprattutto nel partito democratico, nel pieno del suo congresso, che sul rapporto con il sindacato, è fortemente in difficoltà, almeno per quel che riguarda il probabile futuro segretario, cioè Matteo Renzi.

La prospettiva di campo progressista sarà quella di porre le basi per creare dei LINK iniziando proprio dal confronto sui temi; dei link tra le varie anime della sinistra, che non possono permettersi di viaggiare separate alle prossime politiche, per il semplice fatto che da una parte rischierebbero di essere minoritarie, dall'altra, è il caso del PD, probabilmente non potrebbero più aspirare al governo del Paese.

Non è affatto detto che il prossimo segretario del Pd debba essere il candidato premier di una colazione di Centro Sinistra, anzi è molto probabile che non lo sarà, com è probabile che  di fronte a questo dilemma il Pd scelga le larghe intese finanche con Berlusconi.

Quello che sembra piuttosto certo, è il fatto che se non si apre una seria interlocuzione su questo tema a sinistra, che affronti il nodo della legge elettorale, e che condivida un percorso di comunità, forse a festeggiare saranno altri, forse proprio i populisti di cui sopra.